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#32 - Kevin McHale PDF Stampa E-mail
Scritto da Christian Spazian   
venerdì 31 agosto 2007

Kevin McHale è stato più di un fedele scudiero di Larry Bird, non era un passivo, voleva anche lui vincere le partite come Bird, voleva anche lui trascinare la squadra alla vittoria come Bird, Kevin era un motivatore in una squadra di motivatori, semplicemente un grande giocatore, uno a cui la maglia va sicuramente ritirata.

Il suo soprannome era “The black hole”, il buco nero, ovvero quando gli passavi la palla in post basso potevi star sicuro che non ti tornava indietro. Gli era stato dato simpaticamente da Danny Ainge, l’attuale general manager dei Celtics. Soprannome negativo? Nient’affatto, perché McHale era un vero maestro nell’arte del post basso e spesso e volentieri creava problemi irrisolvibili alle difese avversarie, quindi perché ripassarla fuori?

 

2007_30c_mchale.jpgNato da padre irlandese e da madre croata, Kevin McHale da giovanissimo aveva come suo principale sport l’hockey su ghiaccio, non sorprendente per un abitante della fredda Minneapolis. Poi la sua crescita vertiginosa gli ha consigliato di cambiare disciplina sportiva e per nostra fortuna ha scelto il basket. Quattro anni passati nell’università della sua città (altri tempi, ora farebbe un solo anno) sono stati utili per costruire il suo gioco, e come riconoscimento ha avuto l’onore d’essere nominato miglior giocatore di tutti i tempi dell’università di Minnesota.

 

Dopo il college è pronto nel 1980 ad affacciarsi al draft NBA e quel falco di Red Auerbach già inizia a salivare per la possibilità di portarlo a Boston, infatti i Celtics a quel tempo erano molto deficitari sotto canestro e proprio Boston aveva la scelta numero 1 in quel draft. Eppure Red non si accontenta, giudica il solo McHale troppo poco per rinforzare la front-line biancoverde ed organizza quello che può essere considerato uno dei più belli e proficui scambi mai effettuati da Auerbach.

 

Individuato in Robert Parish il giocatore da mettere a centro area, organizza uno scambio con Golden State, squadra dove milita lo stesso Parish, per portare a Boston il centro ed il terzo pick della franchigia della baia cedendo la propria primissima scelta ed altri giocatori. Il rischio era alto perché McHale poteva andar via nelle prime due chiamate, ma così non è successo.

 

Inizialmente Kevin partiva dalla panchina e portava molti punti e rimbalzi, oltre alla sua aggressività e leadership; ha fatto in tempo a vincere il premio di miglior sesto uomo dell’anno nel 1984 e 1985 prima di guadagnarsi sul campo il diritto di entrare nel parquet al momento della palla a due dalla stagione 1985-86. Con Bird e Parish ha formato la front-line più forte della storia dell’NBA. Mai nessun terzetto è stato più forte, né prima né dopo di loro, e per come si è organizzata ultimamente l’NBA con le recenti espansioni, difficilmente ce ne potrà essere uno migliore in futuro.

 

McHale ha contribuito in maniera molto attiva alle vittorie di tre titoli NBA nel 1981, 1984 e 1986, risultando un giocatore schivo e taciturno, l’opposto di un Bird che preferiva parlare con il pubblico ed i giornalisti, facendo propaganda a favore dei Celtics, attaccando più o meno velatamente gli avversari ed esternando le proprie emozioni nei notiziari nazionali. Due opposti modi di vivere il basket che si sono scontrati anche durante gli allenamenti: mentre Bird era sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andar via, McHale invece considerava l’allenamento come un fastidioso impegno tra una gara e l’altra. Ovviamente a Bird la cosa non andava proprio giù, ma il grande Larry si è limitato negli scontri solo perché apprezzava la sua grande tecnica, il suo talento e la sua grande voglia di vincere, quasi pari alla sua.

 

E di talento McHale ne aveva parecchio. Come abbiamo accennato prima è stato un grande interprete del post basso, ovvero quel momento in cui un giocatore riceve palla vicino a canestro ed inizia un movimento che lo porta a tentare una conclusione, ebbene lui in quei frangenti non aveva avversari che potessero fermarlo, era semplicemente instoppabile grazie ad un mix di caratteristiche dalla miscela molto efficace: braccia lunghissime, ottima velocità, movimenti eccezionali e molto diversificati. Viene quasi unanimamente considerato il più grande interprete del post basso, mai più eguagliato da nessun altro giocatore.

 

 

McHale aveva anche la grande capacità di tirare con un’altissima percentuale: in carriera ha il 55,4%, che sarebbe molto alto anche come singola stagione, ma il suo record stagionale vede la strabiliante percentuale del 60,4%, primo giocatore a superare la soglia del sixty-percent, nel 1986-87. La sua migliore striscia di partite invece l’ha giocata in quella stessa stagione, tra il 23 febbraio ed il 13 marzo 1987, quando in 9 gare ottiene una media di 30,7 punti e 10 rimbalzi, con la stratosferica percentuale dal campo del 71,7%.

 

La sua difesa però non era inferiore all’attacco. È stato un ottimo stoppatore, un giocatore duro, che non lasciava spazio agli avversari, e quando Bird suonava la carica invitando i compagni a difendere ancora più forte, di certo McHale non si tirava indietro, temprato dallo spirito hockeistico in cui se non giochi duro esci con le ossa rotte, nel vero senso della parola.

 

30b_kurtmchale.jpgSe Bird era un leader indiscusso, McHale era il suo più fedele scudiero, e lo ha dimostrato coi fatti molte volte. Emblematica la finale contro i Lakers del 1984, con i Celtics alle corde incapaci di contrastare la velocità degli eterni avversari. In quel momento di difficoltà Bird esterna alla stampa tutta la sua voglia di combattere e lo dimostra sul campo alla gara successiva, ma il suo intento sarebbe stato inutile se anche i compagni di squadra non lo avessero aiutato, e proprio McHale, con un fallo ai limiti dell’espulsione nei confronti di un Kurt Rambis ormai sicuro di appoggiare a canestro un facile lay-up, fa capire agli avversari che i Celtics non sono solo Bird, c’è tutta una squadra dietro che segue le indicazioni del suo condottiero. È un controsenso amare un giocatore quando si comporta in modo scorretto, ma quell’azione esprime tutta la voglia di McHale di vincere, di non mollare mai anche nei momenti di difficoltà e di far capire a Bird che non combatte da solo.

 

 

Purtroppo la stagione migliore di McHale segna anche l’inizio della sua fine: il 27 marzo del 1997 si rompe l’osso navicolare del piede destro e prende la bruttissima decisione di non curare per bene l’infortunio proseguendo a giocare come se niente fosse. Si opera l’estate successiva ma non ritornerà mai al suo meglio, però la sua intelligenza lo porta ad essere anche un buon passatore, smentendo il suo soprannome e portandolo a raggiungere la doppia cifra di assist in più di una partita.

 

Il ritiro della maglia numero 32 è stata l’ovvia consacrazione della sua carriera nella cerimonia celebrata il 30 gennaio 1994. Il suo nome è stato inserito nei migliori 50 giocatori della storia nel 1996 e nel 1999 è stato eletto nella Naismith Basketball Hall-of-Fame, a memoria di un giocatore straordinario, venuto dal freddo, ma che ha scaldato il cuore di molti tifosi con sangue verde. Non è stato straordinario come Bird, ma poco ci è mancato.

Commenti (7)add comment

Cristiano ha scritto:

  mamma mia, quante volte ho visto e rivisto quel fallo di Kevin su Clark Kent Rambis...:-)))
commento inserito alle 09:37 del 31 agosto 2007

Christian Spazian ha scritto:

  Devo ammettere che ammiro molto McHale per aver commesso quel fallo, sembra che abbia detto: noi ci siamo e vogliamo vincere a tutti i costi! smilies/grin.gif
commento inserito alle 09:47 del 31 agosto 2007

TheRock ha scritto:

  E' stato uno dei migliori (se non il migliore) interpreti del post basso che hanno calcato i campi della lega. Oltre a quelli di Duncan, erano i suoi video che guardavo quando dovevo imparare i movimenti spalle a canestro. Grazie Kevin!

Da
commento inserito alle 10:50 del 31 agosto 2007

Prentiss ha scritto:

  A suffragare l'articolo la famosa dichiarazione di Charles Barkley... il più tecnico giocatore in post basso, assolutamente immarcabile.
Kevin avrà certo preferito dar Garnett a noi piuttosto che ai celtics però non ci ha fatto certamente un prezzo d'amico. smilies/grin.gif
commento inserito alle 11:14 del 31 agosto 2007

giu_se_ppe61 ha scritto:

  "quel" fallo di McHale ci ha fatto vincere un titolo.
commento inserito alle 14:55 del 31 agosto 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  E' chiaro che qui si sconfina in personaggi storici che abbiamo vissuto e quindi il cuore si apre. Assoluto maestro dell'uso dei piedi in post. Mi faceva impazzire quando driblava con il passo di incrocio l'avversario e poi schiacciava facile facile a due mani, quante volte abbiamo visto quell'azione.

Come GM non credo abbia fatto sconti ai Celtics per cedere KG, semplicemente la nostra offerta era di gran lunga migliore di tutte le altre, anche perchè almeno nella fase iniziale della trattativ aveva avuto pure la sfacciataggine di volere anche Rondo. Comunque credo che l'affare lo ha fatto anche lui, perchè ha appena fatto partire una ricostruzione e si trova in un amen con un ottimo nucleo di giovani (Foye, Brewer, GG, Big Al, Gomes, Craig Smith) e un Cap bello snello, quindi per uno che deve rifondare ha fatto un affarone perchè poi noi lo sappiamo BigAl è forte sul serio.
commento inserito alle 21:20 del 31 agosto 2007

Tozzy ha scritto:

  Mamma mia ma allora Ainge da giovane rideva... O per lo meno sorrideva....
commento inserito alle 16:20 del 01 settembre 2007

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