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Vincere sempre e dovunque è possibile
C’è chi ha vinto un titolo Nba da giocatore, c’è chi l’ha vinto da allenatore: ben pochi si sono fregiati dell’Anello in entrambe le vesti.
Tra gli eletti, Phil Jackson, Tom Heinsohn, Red Holzman e Bill Russell, quest’ultimo due volte campione del mondo da coach-player.
K.C. Jones (“K.C.” è un nome proprio, e non un’abbreviazione) arriva ai Boston Celtics nel 1956, insieme al center di Monroe con il quale ha appena vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Melbourne. I due sono stati compagni di squadra a University of San Francisco e hanno contribuito in maniera determinante alla conquista dei titoli Ncaa del 1955 e del 1956.
La carriera da professionista di K.C. inizierà di fatto nel 1958, quando finisce il servizio militare: in due anni, Red Auerbach è riuscito ad assemblare un team vincente, che si appresta a costruire una leggenda, anzi: una Dinastia.
Il ruolo di Jones è ‘chiuso’ da due maestri del back-court, Bill Sharman e Bob Cousy, ma nessuno dei due possiede le qualità atletiche e l’attitudine difensiva che renderanno K.C. un protagonista degli otto titoli consecutivi che i Celtics vincono tra il 1958 e il 1966.
La striscia vincente termina nel 1967, proprio quando Bill Russell inizia la sua fortunata esperienza di coach-player. Jones ha ormai trentacinque anni e ritiene di aver vinto abbastanza: non ha mai totalizzato cifre di rilievo ma è stato spesso il valore aggiunto nell’economia di una delle squadre di basket più forti di tutti i tempi.
Per qualche tempo K.C rimane lontano dai riflettori: fa esperienza da head coach in un college che ha sede non lontano da Boston.
Nel 1971 va a lavorare da assistente allenatore a Los Angeles, alle dipendenze di Bill Sharman: il risultato, neanche a dirlo, è la netta affermazione dei Lakers alle Finali Nba del 1972.
Con queste credfenziali, K.C. conquista la sua prima ‘vera’ panchina, quella dei San Diego Conquistadors nella Aba: il bilancio, a fine annata 1972-73, parla di 30 vinte e 54 perse, ma vale l’accesso ai play-off, in cui i californiani fanno ben poca strada.
Non è abbastanza per rimanere in sella: il successore di Jones alla guida dei Conquistadors è nientemeno che Wilt Chamberlain, che otterrà, nella stagione successiva, 37 vittorie a fronte di 47 sconfitte e una breve apparizione in post-season.
Nel frattempo, K.C. è approdato ai Capital Bullets, nella Nba: la franchigia è stata appena trasferita a Washington da Baltimore e ci sono Elvin Hayes e Wes Unseld a impreziosire un roster di buon livello.
Ai play-off, gli uomini di Jones sfiorano l’impresa, arrendendosi ai Knicks solo in gara 7, alle semifinali della Eastern Conference. Nella regular season 1974-75, Washington vince 60 delle 82 partite in calendario e si candida a succedere a New York sul trono della Lega: alle Finali, però, Hayes e soci vengono inaspettatamente spazzati via da Golden State, guidata da uno strepitoso Rick Barry.
Jones ci riprova, senza fortuna, l’anno dopo, poi emigra a Milwaukee e quindi torna, da assistant-coach, a Boston, il cui staff tecnico, nei primi anni Ottanta, è diretto da Bill Fitch.
Siamo in piena era-Bird: Jones conosce molto bene l’ambiente e nessuno si stupisce allorché Fitch, che ha guidato i Celtics al titolo nel 1981, viene messo alla porta a stagione 1982-93 non ancora iniziata.
K.C. instaura un eccellente rapporto con il Big Three (Bird-Mchale-Parish) e riesce a portare in Massachusetts anche Dennis Johnson, l’apporto del quale si rivelerà più volte decisivo per la conquista dei titoli Nba 1984 e 1986.
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