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Boston Celtics campioni NBA 2007-08 - Il diciassettesimo anello in 8 Click

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1 - Le mani sono in alto - Ubuntu

Questo scatto rubato agli allenamenti romani di ottobre, rimarrà la foto simbolo del diciassettesimo titolo, l'emblema di quell'Ubuntu, che è il figlio legittimo del Pride dei grandi Celtics del passato. Sarà un titolo nato dal sacrificio difensivo di grandi attaccanti per il bene del gruppo.

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2 - L'urlo di Ray

Dopo aver deciso la cruciale gara quattro con due penetrazioni da manuale, esplode la gioia di Ray Allen dopo aver messo a segno la settima bomba (nuovo record NBA) nella leggendaria gara sei che chiude la finale contro i Lakers. Per lui è una liberazione dopo i tanti problemi fuori dal campo che lo hanno accompagnato durante i playoff.

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3 - It's All Over, It's All Over !!!

Riecheggiano all'interno del Garden le parole di Johnny Most, l'incubo durato 22 anni è finito. Esplode la gioia di Kevin Garnett, indiscusso leader emotivo di questi Celtics, che dopo 13 anni nell'NBA vince il suo primo titolo, andando a baciare il logo dei Celtics a metà campo, appena suonata la sirena.

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4 - La gioia del Capitano

Paul Pierce in dieci anni a Boston ha visto di tutto, passando per le isterie dell'era Pitino, sfiorando la finale con un dito nel 2002, e assistendo agli anni difficili della ricostruzione "made in Ainge". E adesso alza al cielo il premio di MVP delle finali, che lo fa entrare di diritto tra i più grandi di sempre in maglia biancoverde.

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5 - Bill e Kevin

Non poteva mancare alle celebrazioni, il più grande di sempre, William Felton Russell, che già durante la stagione aveva "investito" Kevin Garnett come suo erede emotivo all'interno dei Celtics, promettendogli addirittura di regalargli uno dei suoi undici anelli in caso non fosse riuscito a vincerlo. E Kevin non ha di certo deluso le attese del suo mentore.

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6 - Due uomini in missione

Doc Rivers e Danny Ainge sono i due che più di tutti hanno subito negli anni passati critiche pesanti e giudizi prematuri, e andando contro tutto e tutti hanno vinto il loro primo titolo da Allenatore e da General Manager, smentendo con i fatti un autentica marea di scettici. Due uomini con le spalle larghe.

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7 - Sguardi dal cielo

Paradiso, terza nuvola a destra, profumo di sigaro Hoyo de Monterrey. C'è Red che guarda in basso compiaciuto i suoi pronipoti che hanno vinto il primo titolo senza di lui, e glielo stanno dedicando. E insieme a lui ci sono Reggie, Dennis, Johnny e Len. E per un giorno anche il cielo si è tinto di biancoverde.

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8 - Le mani sono in alto - Campioni NBA !

Come a Roma le mani sono in alto ma questa volta non sono vuote, c'è in mezzo il Larry O'Brien Trophy! Dopo otto lunghi mesi e 116 partite giocate i Celtics sono campioni NBA per la diciassettesima volta. Grazie a Paul, Ray, Kevin, Rajon, Kenrick, James, PJ, Sam, Eddie, Tony, Glen, Leon, Brian, Gabe, Scot, Doc, Tom, Armond, Kevin, Ed, Brian, Walter David e Danny.

I am a Celtic

Editoriale

  • Pillole di pride : ricordando Red
    Per mantenere sempre brillante la fiammella del ricordo di Red Auerbach, abbiamo pensato di raccogliere alcuni aneddoti, frasi famose, ricordi ed episodi particolari che possono aiutare a conoscerlo meglio.

Fabio Anderle Blog

 

  • BiblioCeltics!
    Ci hanno provato in tanti ad “inscatolare” in un libro la “Mistica dei Celtics”. Qualcuno c’è riuscito, qualcuno ci è andato vicino, ma è indubbio che attraverso racconti, numeri ed immagini i reporter americani abbiano fatto del loro meglio per raccontare quel fenomeno incredibile che si chiama Boston Celtics.

Red Auerbach "Shot"

  • #8 - Nello sport la democrazia non esiste
    “In palestra, quando dicevo a qualcuno di fare qualcosa, la volevo fatta, e fatta subito. Siamo in democrazia, ma nello sport la democrazia non esiste perché non c’è tempo per tenerla in piedi.

La Biografia di Larry Bird

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L'uomo chiamato "Leggenda" . Da un paesino sperduto nell'Indiana al tetto del mondo raggiunto con i Celtics.

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Syndicate

#25 - K.C. Jones PDF Stampa E-mail
Scritto da Giampaolo Scaglione   
venerdì 17 agosto 2007
Vincere sempre e dovunque è possibile

C’è chi ha vinto un titolo Nba da giocatore, c’è chi l’ha vinto da allenatore: ben pochi si sono fregiati dell’Anello in entrambe le vesti.

Tra gli eletti, Phil Jackson, Tom Heinsohn, Red Holzman e Bill Russell, quest’ultimo due volte campione del mondo da coach-player.

K.C. Jones (“K.C.” è un nome proprio, e non un’abbreviazione) arriva ai Boston Celtics nel 1956, insieme al center di Monroe con il quale ha appena vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Melbourne. I due sono stati compagni di squadra a University of San Francisco e hanno contribuito in maniera determinante alla conquista dei titoli Ncaa del 1955 e del 1956.

La carriera da professionista di K.C. inizierà di fatto nel 1958, quando finisce il servizio militare: in due anni, Red Auerbach è riuscito ad assemblare un team vincente, che si appresta a costruire una leggenda, anzi: una Dinastia.

Il ruolo di Jones è ‘chiuso’ da due maestri del back-court, Bill Sharman e Bob Cousy, ma nessuno dei due possiede le qualità atletiche e l’attitudine difensiva che renderanno K.C. un protagonista degli otto titoli consecutivi che i Celtics vincono tra il 1958 e il 1966.

La striscia vincente termina nel 1967, proprio quando Bill Russell inizia la sua fortunata esperienza di coach-player. Jones ha ormai trentacinque anni e ritiene di aver vinto abbastanza: non ha mai totalizzato cifre di rilievo ma è stato spesso il valore aggiunto nell’economia di una delle squadre di basket più forti di tutti i tempi.

Per qualche tempo K.C rimane lontano dai riflettori: fa esperienza da head coach in un college che ha sede non lontano da Boston.
Nel 1971 va a lavorare da assistente allenatore a Los Angeles, alle dipendenze di Bill Sharman: il risultato, neanche a dirlo, è la netta affermazione dei Lakers alle Finali Nba del 1972.

Con queste credfenziali, K.C. conquista la sua prima ‘vera’ panchina, quella dei San Diego Conquistadors nella Aba: il bilancio, a fine annata 1972-73, parla di 30 vinte e 54 perse, ma vale l’accesso ai play-off, in cui i californiani fanno ben poca strada.

Non è abbastanza per rimanere in sella: il successore di Jones alla guida dei Conquistadors è nientemeno che Wilt Chamberlain, che otterrà, nella stagione successiva, 37 vittorie a fronte di 47 sconfitte e una breve apparizione in post-season.

Nel frattempo, K.C. è approdato ai Capital Bullets, nella Nba: la franchigia è stata appena trasferita a Washington da Baltimore e ci sono Elvin Hayes e Wes Unseld a impreziosire un roster di buon livello.

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Ai play-off, gli uomini di Jones sfiorano l’impresa, arrendendosi ai Knicks solo in gara 7, alle semifinali della Eastern Conference. Nella regular season 1974-75, Washington vince 60 delle 82 partite in calendario e si candida a succedere a New York sul trono della Lega: alle Finali, però, Hayes e soci vengono inaspettatamente spazzati via da Golden State, guidata da uno strepitoso Rick Barry.

Jones ci riprova, senza fortuna, l’anno dopo, poi emigra a Milwaukee e quindi torna, da assistant-coach, a Boston, il cui staff tecnico, nei primi anni Ottanta, è diretto da Bill Fitch.

Siamo in piena era-Bird: Jones conosce molto bene l’ambiente e nessuno si stupisce allorché Fitch, che ha guidato i Celtics al titolo nel 1981, viene messo alla porta a stagione 1982-93 non ancora iniziata.

K.C. instaura un eccellente rapporto con il Big Three (Bird-Mchale-Parish) e riesce a portare in Massachusetts anche Dennis Johnson, l’apporto del quale si rivelerà più volte decisivo per la conquista dei titoli Nba 1984 e 1986.

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