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Peter May e Bob Ryan abbondano in prudenza e realismo, ma forse non hanno ragione
E’ passato il primo momento di stordimento riferito allo scambio epocale che abbiamo vissuto e si leggono le prime osservazioni critiche, realistiche o pessimistiche, a seconda dei punti di vista.
Il sempre competente, ma spesso anche troppo critico Peter May del Globe si unisce al coro degli scettici guidato dal suo collega Bob Ryan, con una serie di osservazioni corrette che provo a riassumere e che tendono a stemperare la troppa (a suo giudizio) euforia per l’arrivo di Garnett.
Il succo è in due punti: la Eastern Conference è notevolmente migliorata e, di conseguenza, fare strada nei PO non sarà per nulla facile, in più il roster è molto limitato dietro al trio.
Quanto alla prima osservazione, ho cercato di ricordare i movimenti di qualche interesse di questa estate: cosa si è mosso? Mezze figure, tutto sommato e con il massimo rispetto, perché non riesco a definire altrimenti (se non onesti mestieranti) i signori Kapono (a Toronto), Moore (a Sacramento), Milicic (a Memphis), Hart (a Utah), Atkins (a Denver), Magloire (ai Nets), Smith (a Chicago), Thomas (a Seattle), Peterson (a NO), Mason (ai Bucks), Parker (a Miami), Knight (ai Clippers) e Croshere (a GS).
Aggiungiamo lo scambio tra Minnesota e Houston con Howard e James coinvolti, l’arrivo a Charlotte di Richardson, l’altro scambio tra NY e Portland (Randolph ai Knicks e Frey ai Blazers) e le firme dei FA Hill a Phoenix e Lewis a Orlando, nomi più importanti, ma che non cambieranno la storia della prossima stagione.
Migliorato l’Est? Certo non si può negare che quasi tutti sono venuti a Est: Garnett, Allen, Lewis, Randolph, Richardson e Magloire, però quale impatto potranno realmente avere sulle loro franchigie? Ritengo che solo i Bobcats siano migliorati, anche se Richardson potrebbe pestarsi i piedi con Wallace e Morrison e comunque la squadra era piuttosto scarsa.
Per il resto non invidio nessuno, anche se un paio di giocatori sarebbero stati utili alla nostra panchina e, con questo, passo alla seconda parte dell’osservazione di Peter May, la scarsezza dei nostri cambi.
May giudica tutti gli altri attuali compagni piuttosto scadenti: non voglio entrare in lunghe spiegazioni sui motivi per i quali non sono d’accordo, limitandomi a rilevare che con tre stelle come le nostre, gli altri devono essere gregari, perché difficilmente i giocatori di medio livello possono coesistere, dal punto di vista finanziario e caratteriale (per esempio un Drew Gooden potrebbe giocare insieme ai nostri tre?).
In più May omette la valutazione di quanto potranno migliorare i nostri “gregari” solo grazie alla presenza del trio, provate a rispondere alle seguenti domande: Perkins avrà vantaggi a giocare insieme a un altro lungo difensivo come KG rispetto all’anno scorso, quando era insieme a Jefferson? Lo stesso Perkins potrebbe sentirsi sollevato dall’obbligo di contribuire offensivamente, limitandosi a fare quello che gli riesce meglio (difesa, blocchi, rimbalzi offensivi e intimidazione) oppure no?
Rondo, giovane play, quanti vantaggi potrà avere dai suoi compagni veterani che potranno rassicurarlo e aprire l’area alle sue penetrazioni? Tony Allen potrà o no avere una diversa tranquillità dal suo ruolo di primo cambio degli esterni? Chiudo con Powe e Davis: quanto potrà essere utile a loro lavorare tutti i giorni in allenamento con KG?
Certo, se pretendiamo di essere già perfetti ai primi di agosto, credo che resteremo fatalmente delusi, a meno di non volerci confrontare con le altre franchigie.
Ora ho due punti di vista da esaminare, relativi a come le franchigie si comportano in sede di firme contrattuali e le scelte per completare e formare i roster.
Gli errori commessi dagli altri GM in sede di firme contrattuali sono infiniti: ne cito alcuni relativi alle squadre con i payroll più alti.
Knicks – è come sparare sulla Croce Rossa, troppo facile, anche se la loro collezione è davvero imbarazzante, perchè si parte on Marbury (21 ML l’anno per i prossimi due), si passa per Randolph (13,3), Curry (8,9), Rose (7,1), Crawford (7,9), concludendo con il mitico Sexy James (18,6 per i prossimi 3)
Mavs – passiamo sopra all’ultimo anno di Finley (18,6) pagato per vincere agli Spurs, ma ricordo Dampier (8,6 l’anno prossimo e poi a salire per i successivi quattro).
Nuggets – diciamo che i soldi a Iverson (20,1), Anthony (13) e Camby (8) siano meritati, ma i 13 a Martin e i 52 per i prossimi cinque anni a Nenè?
Sixers – Webber (19,2) lo pagano ancora loro e ne aggiungono 9,7 a Dalembert (e i prossimi tre anni anche di più).
Heat – correttissimi 60 Ml a Wade e Shaq (anche se a mezzo servizio durante la RS) per i prossimi quattro e tre anni, ma gli 8,5 a Walker per quattro anni?
Pacers – anche Larry Legend non è immune da critiche, perché paga Murphy 9,2 e Dunleavy 8,2 (uno sproposito), ma non riesce a scambiare JO, il quale ì, con tutti i suoi dubbi fisici non è così lontano da Garnett nei prossimi tre anni, nei quali prenderà 19,7, 21,4 e 23!!
Spurs – l’ovvia eccezione che conferma la regola, con Duncan a 19 milioni, Parker a 10,5 e Ginobili a 9, dopodichè abbiamo tutti gli altri sotto i 5,5.
Proprio gli Spurs mi ricordano i pronostici dell’estate 2005: a S.A. era appena arrivato Finley (pagato dai Mavs) e tutti a immaginare una stagione trionfale, bene, ci ricordiamo tutti che non sono neanche arrivati in finale, a testimonianza che non sempre è sulla carta che si vincono le partite.
Altro discorso classico è quello riferito ai Cavs finalisti quest’anno, con LBJ e altri giocatori di scarse fortune precedenti anche se, uno per uno, di certo non scarsi: personalmente ritengo al limite della casualità la finale di Cleveland, meritata per le doti caratteriali mostrate contro Detroit, ma con molti demeriti dei loro avversari.
Di norma, la storia recente della lega insegna che i titoli si vincono con le star, anzi con le superstar: Shaq, Duncan, Jordan, Olajuwon, hanno vinto nell’ultimo ventennio e le eccezioni sono state pochissime (Detroit 2004): ritengo che Garnett possa essere di certo inserito in questa ristretta cerchio di grandissimi, senza essere riuscito, finora, a vincere per obiettiva mancanza di un adeguato cast di supporto che adesso dovrebbe aver trovato a Boston, serve la squadra con sette/otto validi interpreti, ma la stella è indispensabile, meglio se due, tre potrebbero colmare le supposte lacune degli altri.
Tornando ai numeri degli stipendi, sono molto contento di non avere più stipendi spropositati rispetto al rendimento dei giocatori, come gli esempi fatti sopra, Erik Dampier a 9 milioni vi farebbe sentire più tranquilli rispetto a oggi?
I nostri rivali a Est quali sono? Cleveland, Detroit, Chicago, Miami e New Jersey. Washington e Orlando sono di livello inferiore e Atlanta, che mi piace molto potenzialmente, è ancora troppo giovane, mentre i Pacers non hanno finora risolto i loro problemi dell’anno passato, i Knicks sono ancora una bomba a orologeria, Toronto legata a ritrovare la perfetta chimica dell’anno scorso.
I giudizi sono legati alla situazione di inizio agosto, quindi suscettibili di novità, ma il contorno parrebbe definito.
I Cavs: sorpresona dell’anno la loro finale, indizio che l’era di LBJ è iniziata o congiunzione astrale favorevole? Come al solito la verità è nel mezzo, quindi LBJ di certo è ogni anno più forte (per alcuni è già il n. 1 della lega), ma i suoi compagni ancora non convincono al 100% e non sono riusciti a trovare il pezzo mancante (Bibby da loro sarebbe stato perfetto), a prescindere dalla fascite di Hughes c’è Ilga con un anno in più sui suoi piedi (ha già compiuto 32 anni) e un parco guardie tecnicamente limitato. Mosse di mercato: nessuna.
I Pistons: quali Pistons, quelli supponenti di maggio contro i Cavs, oppure quelli guerrieri del 2004? Non hanno risolto il problema del lungo che possa giocare con Wallace ed è possibile il lancio in quintetto di Maxiell, buono, ma sottodimensionato e che non scambierei con Perkins; certo, Billups, Hamilton, Prince e Rasheed sono fortissimi, ma la loro voglia di vincere c’è ancora? Billups, ottenuto il rinnovo vorrà dimostrare qualcosa? Rasheed a 33 anni e dopo una stagione non esaltante, troverà gli stimoli?Mosse di mercato: Afflalo e Tucker dal draft.
I Bulls: fino a pochi giorni fa erano la squadra con cui confrontarsi in materia di ricostruzione sui giovani e i loro risultati sono senz’altro buoni, però. C’è un grosso però, perché mi danno l’impressione che manchi qualcosa, il record di 49/33 è stato molto buono, ma con solo 2 W in più rispetto alla stagione 2004/05, l’arrivo del veterano Wallace non li ha portati oltre il primo turno di PO. Non sono riusciti o non hanno avuto il coraggio o l’abilità di concludere loro la trade per Garnett e la mia impressione è che gli manchi la stella cui affidarsi nei PO, hanno tanti giocatori molto bravi, ma non può essere Gordon a trascinarli, né la scelta di Noah pare destinata a incidere a livello così alto. Mosse di
mercato: Noah dal draft, Joe Smith come FA.
Gli Heat: possiamo sottovalutare una squadra con Wade, Shaq e Riley? No, ma non possiamo neanche dimenticare che Shaq ha 35 anni, gioca ormai poche partite durante la stagione (40 l’anno scorso), ha cifre in ribasso (per la prima volta sotto i 20 punti e gli 8 rimbalzi) e senza di lui in campo per più di venti minuti il solo Wade, peraltro formidabile, non basta. Mosse di mercato: Smush Parker come FA.
I Nets: non mi dispiacciono davvero, con il tentativo di rinforzarsi sotto canestro fatto con Magloire e Williams, e con il ritorno del loro trio di stelle insieme al recupero di Krstic.
I dubbi sono solo legati al rendimento di Carter che dopo l’estensione contrattuale potrebbe non essere più tanto motivato (gli è già successo) e a quello di Kidd, sfavillante nei PO chiusi in tripla doppia di media (!), ma che in primavera avrà 35 anni e sarà in grado di giocare 40 minuti a sera? Infortuni a parte (NJ è stata molto sfortunata negli ultimi anni) il quintetto potrebbe essere più solido con le addizioni dei lunghi di cui sopra, ma legato a Jason Kidd. Mosse di mercato: Williams dal draft e Magloire come FA.
I miei occhi di tifoso non vedono un quadro superiore alle nostre prospettive? Forse, è possibile, però noi abbiamo un potenziale di classe e di star superiore, insieme a un maggiore lavoro per la chimica, vedremo.
Piccole note finali sul calendario: come saprete, i C’s giocano quattro volte contro le altre squadre dell’Atlantic e le altre dieci della Eastern Conference sono divise in due gruppi, con sei giochiamo ancora quattro partite, con quattro ne giochiamo invece solo tre e tra queste quattro ci sono i Pistons (meglio), Magic, Pacers e Hawks, per i nostalgici di Jim O’Brien (se ne esistono ancora), con i suoi Pacers sarà a Boston solo una volta, il 2 aprile, se sarà ancora in panchina .
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