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Una trade che viene da lontano PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
martedì 07 agosto 2007
Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi quaranta giorni è che i tifosi vedono le cose in un modo, ma il GM da dietro la sua scrivania non necessariamente le vede come i tifosi, vuoi perché ha in mano le “redini del gioco” ma anche perché ha in mano molti più elementi dei tifosi per gestire e valutare le cose. Così se qualcuno in una serata di fine giugno avesse affermato che in un mese ai Celtics sarebbero arrivati Ray Allen e Kevin Garnett sarebbe andato di sicuro incontro ad un linciaggio pesante.

I tifosi dopo la disastrosa scorsa stagione in preda forse ai soliti “fumi da draft” e a tanto sconcerto propendevano più per una drastica rifondazione con tanto di cessione di Paul Pierce, anziché il piano caldeggiato proprio dallo stesso capitano, ossia “basta giovani e rinforzi con veterani”.

Lo stesso Pierce nella conferenza stampa di presentazione di Garnett ha palesemente ammesso, oltre ad essere l’uomo più felice del mondo ed avere l’entusiasmo di un rookie, che quando chiedeva rinforzi non si sarebbe mai aspettato Allen e Garnett, due giocatori con cui (cosa abbastanza singolare ma non credo casuale) lo stesso Pierce nelle estati passate divideva lunghe serate di allenamento.

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Provando a fare un viaggio all’indietro, svestendosi i panni umorali dei tifosi e indossando quelli più pragmatici dei dirigenti, credo si possa affermare con certezza che il primo mattone di questo presente eccitante fu messo la scorsa estate con il rinnovo di Paul Pierce, rinnovo che dietro ad un contratto vicino ai 20M$ annui lo rendeva di fatto incedibile a meno di svendite alla Iverson, ma soprattutto dati i 29 anni di Pierce faceva capire che il presente non poteva essere meno importante del futuro. Ne è seguita una stagione sciagurata dal punto di vista degli infortuni che forse ha fatto perdere di vista la strada principale, concedendosi una piccola deviazione in zona lotteria dove, se pescati uno tra Greg Oden e Kevin Durant, si sarebbe forse stati chiamati ad una scelta più orientata verso i giovani, ma come noto le palline da ping pong e il verde non vanno d’accordo e la lotteria ci rifila la peggiore delle combinazioni.

Da lì in poi Ainge merita la “beatificazione”, ritrovandosi per le mani argomenti convincenti accumulati negli anni precedenti (segno che il suo lavoro non era così da buttare come in molti sostenevano) porta prima a Boston Ray Allen, lasciando un pò spiazzati noi tifosi per oltre un mese, e poi mette in scacco matto mezza NBA portando Garnett a casa tra lo stupore generale.

In molti, per “giustificare” il passaggio di Garnett in verde, hanno tirato fuori le scuse più assurde, da una presunta complicità di Kevin McHale in nome del suo passato in maglia biancoverde passando per assurde ed inesistenti pressioni di Stern, fino a scomodare un complotto tra alcuni degli agenti più importanti.

La verità credo invece sia davanti agli occhi di tutti, ossia la proprietà di Minnesota ha chiaramente dato l’input di cederlo ad est, Boston aveva chiaramente la miglior contropartita, ma soprattutto aveva pure in mano il Jolly ossia una scelta futura di Minnesota arrivata a Boston, senza che nessuno gli desse il giusto peso in uno degli scambi che sono valsi più critiche ad Ainge, ma tale scelta alla fine è stata la chiave insieme ad Al Jefferson per portare il “bigliettone” a Boston, perché dal momento che cedendo Garnett Minnesota procedeva ad una drastica rifondazione, non poteva certo permettersi il lusso di vedere scegliere al proprio posto qualcun’altro in due dei prossimi cinque draft (una scelta è in mano ai Clippers), e quindi per forza di cose McHale doveva riportare quella scelta a casa, e così è stato.

Un ruolo importante in tutta la vicenda lo ha avuto Ray Allen, giocatore che deve ancora vestire per la prima volta sul parquet la casacca biancoverde, ma che è stata la chiave dal punto di vista umano per convincere Kevin a venire a Boston; visti i noti dubbi del neo numero cinque, Allen lo ha rassicurato della qualità della città rimarcando che l’ambiente biancoverde, oltre ad essere eccitante, ha “un che di speciale che lo rende diverso da tutte le altre franchigie”.

L’est non è più lo stesso

E’ opinione pressoché unanime che l’arrivo di Garnett e Ray Allen a Boston stravolge del tutto la geografia della Eastern Conference dove in passato spesso è bastato avere solo una buona squadra per arrivare in finale o ad un soffio da essa. Se per ora è presto per lanciarsi in pronostici dal momento che gli stessi Celtics sono ancora a caccia di giocatori di contorno, intanto però si può registrare il fatto che da molte parti si mastica amaro.

Partiamo da Chicago che per un paio di anni sembrava dover essere la metà naturale di Garnett, buoni giovani buona flessibilità, era la città dove Garnett giocava al liceo, insomma sembrava che gli astri fossero ben allineati per loro, ma in verità con Garnett non ci hanno neppure mai provato visto che Skiles e Paxson non se la sentivano di cedere alcuni dei giovani migliori, ma questo poi a tifosi e Media glielo spieghi male quando Garnett arriva in una squadra delle tue stessa conference per una contropartita che almeno a livello tecnico poteva essere messa insieme anche a Chicago.

Animi agitati anche a Detroit dove qualche penna importante ha preso la palla al balzo per criticare l’immobilismo dei Pistons sul mercato, ma soprattutto per ripartire alla carica contro il sicuramente poco amato Flip Saunders. I Pistons sulla carta potrebbero essere i più forti dell’est ma è chiaro che l’ambiente è fragile e negli ultimi due anni i playoff sono stati persi per una mentalità di squadra ben lontana dall’accettabilità quando si gioca per il titolo. Per di più gli anni passano, la squadra non è più giovanissima e quindi Garnett in verde rappresenta un nuovo punto interrogativo sul loro futuro.

Per la serie “nessuno me lo ha chiesto ma ve lo dico lo stesso” da New York Stephon Marbury ci fa sapere che a lui i Celtics non fanno paura, oserei dire meno male, perché a Boston se c’è una squadra che non spaventa nessuno sono proprio i suoi Knicks che magari non saranno più il materasso delle passate stagioni, ma che sembrano comunque un gradino al di sotto delle prime della conference.

Chi attendeva qualcosina da Miami è andato deluso, il trio Shaq Wade Riley è dotato di troppo intelligenza per commentare qualsiasi cosa del genere, ben consci che ogni parola potrebbe essere in seguito riproposta dalla stampa in momenti poco graditi. Tutti a chiedersi chissà come la pensa Antoine Walker ma anche lui non dice molto se non che gli piacerebbe chiudere la carriera a Boston, forse il ragazzo deve aver affermato ciò in un momento di caldo visto che non più di un anno fa aveva riversato sui Celtics ogni tipo di veleno, invitando pure Pierce ad andarsene … però si sa il mondo cambia in fretta.

Se c’è un posto dove l’arrivo di Garnett ai Celtics ha provocato un mezzo terremoto è invece sull’altra costa degli States e più precisamente ai Lakers, dove il solito Kobe che aveva già fatto la bocca a portare KG a Los Angeles, è andato letteralmente su tutte le furie partendo con una nuova raffica di minacce tra cui una molto ben mirata in cui afferma tra le righe che vuole essere ceduto ai Suns. Chiaramente non possiamo non essere contenti che ai Lakers si rosichi, ma io vado controcorrente sperando che al buon Kobe siano dati dei seri rinforzi perché nel caso (per nulla scontato) che i Celtics approdino in finale sarebbe molto più eccitante trovarci i Lakers anziché gli “anonimi” Spurs (storicamente parlando ovviamente), d’altronde per tutti noi la finale “vera” è gialli contro verdi!

Ray Allen

In tutto questo turbinio di emozioni è passato quasi in sordina l’arrivo a Boston di un altro “super” come Ray Allen a cui tutto il mondo dei tifosi biancoverdi debba delle scuse, visto che per un mese è stato messo in discussione solo perché la trade che lo ha portato a Boston, che sembrava fine a sè stessa, non avrebbe dato a Boston nè la possibilità di vittoria immediata nè quella di rifondare sul serio. Ma in tutto ciò l’uomo Ray Allen non aveva nessuna colpa, ma nel frattempo ha già messo a segno il suo primo “winning shot” in maglia biancoverde, visto che la sua opera di convincimento verso Kevin Garnett è poi risultata la chiave per l’arrivo dello stesso Garnett a Boston. Io credo che in questo terremoto nessuno si renda conto di quanto è forte Ray Allen, ma avremo tempo per accorgercene sul campo.

Prove tecniche di Big Three

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Premesso che uso questo “nickname” ma non mi piace per nulla perché scomoda un passato che sarà comunque impossibile da replicare, e che allo stesso tempo non ho di certo lo status (e la fantasia) di inventarne un altro (non andrei oltre uno scontato e blasfemo “The Trinity”), io non riesco proprio a condividere i pur legittimi dubbi che in molti si pongono sulla convivenza dei tre.

Negli ultimi 10 anni si sono visti diversi tentativi di mettere insieme tre giocatori di alto livello, ma nessuno di questi è neppure lontanamente paragonabile alla situazione attuale di Boston. Il trio Olajuwon Barkley Drexler a Houston era più in là con gli anni di quello attuale biancoverde, due dei tre avevano già la pancia piena e Barkley era fisicamente agli sgoccioli, per di più dietro loro tre non c’era veramente nulla.

Quelli di Milwuakee di inizio millennio, tra cui c’era pure Ray Allen, erano strutturalmente diversi, tutti e tre giocavano fuori e sotto le plance quei Bucks non avevano nessuno degno di nome, ma nonostante questo in un est più o meno al livello attuale arrivarono ad un soffio dalla finale NBA.

Più recentemente si sono visti un paio di tentativi a Washington, prima con Arenas Hughes Jamison e poi con Arenas Butles Jamison, ma qui siamo chiaramente ad un livello di talento nettamente inferiore a quello attuale di Boston, e per di più anche qui nessuno di loro e neppure lontanamente un fattore in post basso come lo è attualmente Kevin Garnett.

Ma quello che mi fa avere un ottimismo sfrenato e non mi fa condividere la tanta prudenza di molti è il fatto che i nostri “Big three” a mio modo di vedere sono “clamorosamente complementari”, Ray Allen è un giocatore sublime nel gioco lontano dalla palla, che ama riceverla dopo un’esecuzione al momento del tiro, Garnett è uno che dal post basso crea un notevole mole di gioco, e quando si porta in post alto per giocare situazioni di Pick N’Roll diventa quasi immarcabile, Pierce invece ama giocare con la palla in mano, sa crearsi un tiro in un metro ma con le sue penetrazioni spesso crea molto pure per gli altri. Tutti e tre sono dei “clamorosi” passatori per il ruolo, e nessuno dei tre ha mai dato particolari sintomi di egoismo neppure in situazioni deficitarie come quelle che hanno vissuto negli ultimi anni. Kevin Garnett è forse quello insieme a Duncan che, tra i giocatori da top ten, pretende meno palloni e meno tiri, insomma una situazione a mio modo di vedere ideale per i tre al punto che non mi stupirei affatto se alla fine Ray Allen risultasse dei tre quello che segna di più.

Poi c’è il fattore emotivo, ossia i tre ad oggi non hanno vinto nulla e tutti e tre al massimo hanno giocato la finale di conference, quindi viste le loro situazioni contrattuali e le loro carte d’identità è più che educato pensare che si trovano di fronte alla loro ultima concreta possibilità di infilarsi un anello da protagonisti e che il loro eventuale e remoto piano B prevede solo un eventuale riciclaggio tra qualche anno in stile “Gary Payton a Miami” ossia andare a giocarsi un titolo con un ruolo molto marginale.

Altro indizio che depone a favore del mio ottimismo è che i tre quando avuto una compagine di supporto almeno decente sono andati in finale di conference, Garnett probabilmente perse l’anello nel 2004 per il celebre infortunio a Sam Cassell, Ray Allen nel 2001 e Pierce nel 2002 in pratica portarono le loro squadre al massimo raggiungibile con l’organico a disposizione, quindi anche da questo punto l’ottimismo non può essere spento dai tanti dubbi minori che la situazione comporta.

E’ chiaro che una analisi completa della situazione va fatta quando il roster sarà completo e il mercato delle altre sarà chiuso, ma ad oggi me la sento di consigliarvi caldamente che per ora i grattacapi vanno lasciati agli altri.

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