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#23 - Frank Ramsey PDF Stampa E-mail
Scritto da Giampaolo Scaglione   
sabato 04 agosto 2007
Kentucky University è stata la culla di molte stelle del firmamento Nba, in tutte le epoche del Gioco: Dan Issel, Taushaun Prince, Cliff Hagan, Rick Robey, Pat Riley, tanto per citare cinque dei cinquantadue Wildcats che hanno sfondato il muro dei 1.000 punti durante la loro carriera al campius di Lexington.

In più, sette titoli Ncaa (l’ultimo dei quali nel 1998) e l’onore di avere dato al basket pro un giocatore che avrebbe scritto la storia della Prima Dinastia dei Celtics: ladies and gentlemen, mr. Frank Ramsey.

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Ramsey approda alla UK nel 1950, e già l’anno dopo è uno dei protagonisti della conquista del titolo Ncaa. Il momento di gloria, però, non è destinato a durare molto: tre compagni di squadra di Frank sono accusati e ritenuti colpevoli di avere ‘addomesticato’ l’andamento di alcune partite dei Wildcats.

Il fine era quello di influire sullo scarto nel punteggio finale tra loro e l’altra squadra: scarto su cui molti scommettitori puntavano, con la possibilità di guadagnare cifre più che discrete.

Il bel gioco durava da un bel po’ ma finì: la Ncaa applicò, per la prima volta nella sua storia, la cosiddetta ‘death penalty’, proibendo a UK di partecipare a qualsiasi competizione organizzata sotto la sua egida.

Ramsey ottenne il diploma nel 1953, venne scelto dai Boston Celtics al Draft ma decise di rimanere a Lexington ancora per una stagione: il tempo di guidare Kentucky a un rotondo 25-0 durante il torneo Ncaa. Prodezza tutto sommato utile solo per le statistiche, visto che Frank e i suoi più quotati compagni di squadra, ovvero Cliff Hagan e Lou Tsioropoulos, non avrebbero potuto partecipare alle gare valide per l’assegnazione del titolo. Erano tutti e tre già in possesso del loro bravo diploma. Senza di loro, UK si vide praticamente costretta al ritiro.

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La prima stagione da professionista di Ramsey (1954-55) vide il ragazzo da Corydon, Kentucky, segnare 11.2 punti e catturare 6.3 rimbalzi a partita. Il numero 23 dei Green disertò i parquet Nba nei dodici mesi successivi, per ottemperare ai suoi obblighi militari: tornato in squadra, ebbe l’indubbio privilegio di trovare un certo Bill Russell in sostituzione del pur bravo Macauley, nello spot di center. Una mossa che da sola valeva molti titoli Nba, il primo dei quali arrivò proprio nelle Finali del 1957.
Ramsey sarebbe stato una pedina fondamentale nello scacchiere di Red Auerbach, che avrebbe guidato i Celtics alla conquista di sei titoli consecutivi tra il 1958 e il 1964. Come sarebbe stato anche John Havlicek, più tardi e con caratteristiche diverse, Frank era il perfetto ‘sesto uomo’: un titolare che siede in panchina ed entra in campo quando le varie circostanze del match lo richiedono, incidendo spesso in maniera determinante sull’andamento della gara.

Un ruolo che ha trovato pochissimi interpreti d’eccezione, non solo nella storia della pallacanestro ma in quella di tutti gli altri sport di squadra.

È utile sottolineare che il suo contributo alla definizione di quel team da leggenda che fu quello della prima Dinastia che la Nba conobbe, quella dei Boston Celtics 1957-1964, va ben al di là dei 13.4 punti in media a partita di cui parlano le statistiche. Ramsey fu il primo che, in silenzio, lavorò per il successo della sua squadra in un ruolo subalterno a quello delle star – Russell e Cousy in testa – ma nonostante, o forse appunto per questo, assai prezioso.

Naturale che, una volta smessi i panni da giocatore, Ramsey si dedicasse all’attività di allenatore: con i suoi Kentucky Colonels sfiorò il titolo Aba nel 1971, ma non gli venne concessa una seconda chance.

Una piccola ingiustizia per uno che, dalla panchina, aveva dimostrato di saperci fare.

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