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Intervista a Steve Bulpett PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
martedì 06 gennaio 2009
Steve Bulpett del Boston Herald, assieme a Bob Ryan la penna più affidabile e competente al seguito del Trifoglio, ci onora con un'intervista. (ENGLISH VERSION BELOW)

Steve, i tifosi italiani dei Celtics devono essere i migliori del mondo. Discutono su Rivers/Ainge/Pierce con la stessa passione con la quale un mago della finanza legge la pagina economica sui giornali, e si svegliano alle due di notte per seguire la loro squadra ben sapendo che dopo la partita ci sarà spazio solo per un veloce pisolino prima di prepararsi per il lavoro. Sanguinano verde anche se la squadra che seguono è lontana e sognano di prendere il fatidico aereo che li porterà a vedere dal vivo una gara al TD Banknorth Garden. Ecco perchè ti ringrazio per la visione a volo d'uccello (ogni riferimento al passato è puramente casuale) su più di un terzo della storia dei Celtics: il periodo in cui tu ce li hai raccontati. Partiamo subito:

(ITALIAN CELTICS PRIDE): Da Dave "The Colonel" Egan a Bob Ryan, scrivere a Boston non è mai stato facile. Come ti relazioni con l'alto livello di competenza dei tifosi, e con la loro leggendaria durezza?

(STEVE BULPETT): Prima di tutto grazie per l'opportunità di parlare a te ed ai lettori. E' splendido rendersi conto che molte persone ti seguono anche al di là dei confini dell'area in cui il mio quotidiano circola abitualmente, Credo che al giorno d'oggi tutti ormai scriviamo per un pubblico più ampio ed eterogeneo. Riguardo la competenza dei tifosi, ho sempre pensato che fosse uno sprone per chi scrive. Quelli che come me lavorano a Boston sono fortunati per un insieme di ragioni: la prima di esse risiede nel fatto che coloro che seguono la squadra prestano particolare attenzione a coloro che la raccontano. C'è un rapporto più diretto, ed è una cosa che mi piace moltissimo. A dire il vero non posso assolutamente dire che i tifosi siano duri. Certo, ogni tanto mi scrivono cose un po' fuori dalle righe, ma in fin dei conti anch'io ho scritto cose pazze, a volte, perciò potrei dire di essere in pareggio.

Chi sono stati i tuoi modelli quando imparavi a scrivere?

Ce ne sono stati diversi, ma quelli che davvero mi sembravano una spanna sopra gli altri erano Leigh Montville del Globe e Tim Horgan dell'Herald. Erano capaci di catturare l'essenza di una storia senza mettersi in primo piano. Ed anche quando menzionavano sè stessi nell'articolo, lo facevano con un'umiltà che ti portava a pensare di essere a parlare di sport con loro al bar. In seguito, quando li ho conosciuti, è stato ancor più bello rendersi conto che erano proprio così, ed il fatto di esserne divenuto amico è una delle cose più belle del mio lavoro. Sono sincero, la loro presenza manca molto alle pagine dei giornali su cui scrissero: oggi si legge molta roba del calibro "Io la penso così, e se non sei d'accordo, sei un idiota". E' importante avere delle opinioni ferme, ma nessuno può avere sempre ragione. Credo che spesso sia meglio condividere le tue opinioni ed offrirle come trampolino per una discussione.

Sei uno dei giornalisti sportivi veterani a Boston e probabilmente quello che nell'NBA ha seguito la stessa squadra più a lungo. Com'è cambiato il tuo modo di seguire i Celtics nei ventitrè anni in cui sei stato con la squadra? E' vero che i media hanno perso il contatto con i giocatori, e che è più difficile lavorare oggi?

I cambiamenti più eclatanti sono stati quelli di carattere tecnologico. Svegliarsi ed essere subito in grado di consultare in tempo reale con il BlackBerry tre o quattro quotidiani anche quando sei lontano da Boston rende la vita molto più semplice. Per quanto riguarda l'aver perso il contatto coi giocatori, non credo che sia così. Ho discusso con Larry Bird del fatto che giocatori e giornalisti ormai non volano più assieme, ed entrambi abbiamo convenuto che allora cementasse i legami d'amicizia, quando si andava in trasferta. Ma se abbiamo perso quel modo di entrare in amicizia, questo non significa che lavorando un po' più sodo non saremo in grado di ristabilire quei rapporti e di procurare comunque ai nostri lettori le informazioni che vogliono. Hey, se si chiude una porta, entra dalla finestra!

Dopo tutti i lunghi inverni passati in tutti quei campionati, c'è un aneddoto in particolare che vorresti condividere coi tifosi italiani?

Ce ne sono tantissimi. Ma per restare tra i tifosi italiani, vorrei sottolineare quanto sia stata importante l'esperienza a Roma per questa squadra. Giocatori motivati come Kevin Garnett, Ray Allen e James Posey si erano uniti alla squadra ed erano destinati a fare bene, ma non so se il gruppo si sarebbe cementato così velocemente se non avesse potuto compattarsi a Roma. Forse i Celtics dovrebbero attaccare una piccola bandierina tricolore al "banner" del 2008.

Steve, anni fa scrissi un pezzo sui giornalisti che seguono i Celtics, e tu fosti uno di quelli che elogiai. Allo stesso tempo però censurai il fatto che avevi rifiutato di diventare "columnist" perchè sono convinto che tu sia in possesso degli strumenti per analizzare il basket meglio della maggior parte dei tuoi colleghi. Potresti spiegare ai tifosi italiani perchè preferisci continuare a lavorare al seguito della squadra?

Con tutto il rispetto, credo che tu non abbia considerato il fatto che lavoro per un editore, ed è lui a decidere i miei incarichi. C'è stato un momento nella mia carriera, tanto tempo fa, in cui mi venne offerto un lavoro di "columnist" per lo sport all'Herald. In quel ruolo avrei dovuto scrivere di tutto lo sport locale, non solo di basket, perciò non è che abbia rifiutato di fare il "columnist" solo sui Celtics. (Tra l'altro, ho rifiutato l'incarico proprio perchè volevo continuare a seguire l'NBA in modo metodico).
Chi scrive è pur sempre un dipendente, e gli editori sono quelli che decidono. Se sei abbastanza fortunato come il sottoscritto, lavori per uno come Hank Hryniewicz, uno che accetterà suggerimenti ed eventualmente li sfrutterà. Ma alla fine è sempre l'editore a decidere. Durante i playoffs 2008 Hank mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto scrivere analisi delle gare mentre Mark Murphy faceva quello che io faccio di solito. In questa stagione scrivo ancora delle "columns", ma tutto sommato mi amo la sfida di raccontare le partite e di provare a regalare ai tifosi quel qualcosa in più.

Hai seguito ventitrè squadre dei Celtics. Quando hai cominciato a tifare per i biancoverdi?

Sono cresciuto nell'area di Boston e sono sempre stato un gran tifoso dei Celtics, ma a dire il vero credo sia importante mettere da parte i sentimenti quando scrivi della tua squadra. Credo diventerebbe difficile per i tifosi credere completamente in quanto scrivo se pensassero che non cerco di essere obiettivo. Io tifo per il basket: non sempre per l'NBA, ma per il gioco del basket. Lo sport dei canestri è durezza, arte, intelligenza, anche se a volte persone con preconcetti ostacolano il suo cammino. Io non voglio essere come loro.

Sei stato uno dei pochi a non "bastonare" Ainge, quando le cose andavano male. Come mai eri fiducioso nel fatto che avrebbe costruito una squadra vincente?

Quando era ancora un giocatore ero solito parlare spesso con Danny e continuammo a farlo dopo che fu scambiato ai Kings ed anche quando si ritirò. Perciò sapevo quali fossero le sue idee sulla costruzione di una squadra, e sapevo che non era totalmente fuori di testa. A dire il vero però non ho mai avuto la certezza che sarebbe riuscito a mettere insieme la squadra dei suoi sogni, perchè ci sono così tanti scambi che alla fine non si realizzano per mille ragioni logiche o pazze che siano. Se i Warriors non avessero scambiato Robert Parish e la scelta che si trasformò in Kevin McHale per Joe Barry Carroll, i Celtics avrebbero avuto lo stesso successo negli anni '80?

Torniamo alla squadra: hai scritto che con l'assenza di James Posey Tony Allen è il giocatore che deve salire di colpi e dare un contributo costante.

Le mie impressioni all'inizio del 2009 sono che i Celtics rimangono comunque una delle favorite per il titolo. Ma hanno ancora molto lavoro da fare, come si è visto nella trasferta ad Ovest terminata 1-3. E' chiaro che James Posey manca moltissimo, e che Boston sta cercando un veterano come P.J. Brown, se non lo stesso P.J. (anche se ha dichiarato di essersi ritirato davvero, questa volta). Tony non ha ancora dato quello che ci si aspetta. Ha delle serate ottime, ma la squadra ha disperato bisogno di continuità, da lui.
  
Tempo fa, in un veloce ed informale scambio tra i redattori di Italian Celtics Pride, è emerso che Steve Bulpett è la fonte più attendibile di informazioni sui Celtics. Che ne dici?

Wow, sono assolutamente lusingato! Molte grazie, e se questo è il risultato, continuate a bere lo stesso vino che vi ha portato e pensare così. 

Un'ultima domanda: se dovessi piazzare una scommessa sui Celtics Campioni, a quanto li daresti?

Ora come ora la vedo come una corsa a quattro con Lakers, Cleveland e forse San Antonio.


ENGLISH VERSION


You know, Steve, Italian Celtics fans have to be the best of both worlds. They'll argue on Rivers/Ainge/Pierce skills with the passion of a Brahmin watching the financial page of the newspapers. They'll wake up at 2 a.m. to watch the team play, and after the game they will take another short nap before waking up again getting ready to work. They'll also keep bleeding green even if the Celtics play far away, dreaming of the day they will be able to catch a flight to watch a game at the TD Banknorth Garden. So, thank you for giving us a  "birdseye" (no pun intended, even if you've been there) on more than one third of the Celtics history, which is the time you've been with the team. Here we go:

(ITALIAN CELTICS PRIDE): From Dave "The Colonel" Egan to Bob Ryan, writing about the Celtics in Boston has always been far from easy. How do you cope with the fans' high level of basketball knowledge, and with their legendary roughness? 

(STEVE BULPETT): First of all, thank you for the opportunity to write directly to you and your readers. I apologize for the factors -- computer related and otherwise -- that have delayed this correspondence. It is great to realize that people beyond a newspaper's traditional circulation area are paying attention. I guess we're all writing for a larger and more diverse audience these days. As for the fans' knowledge, I've always found that to be a great benefit to a writer. Those who get to work in Boston are fortunate for a number of reasons, one of them being that the people who follow the teams also pay attention to those who cover them. There's a more direct accountability that I really enjoy. I honestly haven't found the fans to be rough at all. Sure, I get a few crazy things written to me now and then. But, then again, I've written some crazy stuff, too, so perhaps we should call it even.

Who were your models when you learned the ropes of journalism?

There were many, but I really liked reading Leigh Montville in the Globe and Tim Horgan in the Herald. I thought they were able to capture the essence of stories without getting in the way. Even when they mentioned themselves in their columns, it was with a lack of ego that made you think they'd be great to talk sports with at a local bar. It was even better to get to know them later and learn I was right. The fact I got to call them friends is one of the great parts of my job.
 I can tell you they're missed in the pages now. A lot of writing these days is along the lines of, ``This is what I think, and if you don't agree, you're an idiot.'' It's great to have strong convictions, but I don't think anyone is right all the time. I believe most times it's better to share your opinions and offer them for discussion.

You are one of the senior sportswriters in Boston and probably the one who has followed the same team for the longest time span in the whole NBA. How did the way you cover the Celtics change in the 23 years you have been with the team? Is it true that the media have somewhat lost touch with the players? Is it more difficult now?

The biggest changes have been technological. Being able to wake up in the morning on the road and read three or four newspapers on my BlackBerry makes
life much easier. As for losing touch with the players, I don't find that to be the case at all. Larry Bird and I have spoken about the fact the players and writers don't fly together on commercial planes any longer. We both believe it was better for the relationship when we were all sort of in the same travel situation.
Because we've lost those periods of contact, it just means we have to work a little harder to establish the relationships that allow us to bring the readers what they need to know. Hey, if one door closes, slip in through the window.

Being with the team during the long winter months of so many seasons, is there a particular anecdote you would like to share with the Italian fans?
       
There are too many. As for ones that relate to your group, I would just like to let you know how important the trip to Rome was for this team. You had motivated players in Kevin Garnett, Ray Allen and James Posey joining the team and they were destined to do well. But I don't know if the Celtics would have come together as a team so quickly had they not been together in Rome. Maybe the Celtics should attach a small Italian flag to the 2008 championship banner.

Steve, a few years ago I wrote about the Celtics sportswriters and praised your work. At the same time I criticized your unwillingness to become a columnist, believing that you have all the tools to analyze basketball way better than most of the  "competition". Could you explain the Italian fans why you'd rather keep doing your beat coverage even if it often provides a clearer insight than most  of the rest?

With all due respect, you are missing the fact that I work for an editor who chooses my assignments. There was a point in my career a long time ago when I was offered a job as general sports columnist for the Herald. In that role, I would have been covering all the local teams, not just basketball. So I never would have been in the position you believe I was unwilling to accept. (By the way, I turned that job down because I wanted to continue covering the NBA on a more specific basis.)
 Writers are employees. The editors are our superiors. If you're fortunate enough, as I am, to work for an editor like Hank Hryniewicz, you get to offer suggestions and have them considered. But the editor decides who does what.
During last year's playoffs, Hank asked if I'd be amenable to writing analysis pieces on the games (with Mark Murphy doing the basic game stories). That's why I was doing a different than usual task.
I still write some columns during the season, but I do like the challenge of taking the everyday game stories -- the factual accounts of the game -- and trying to give the readers a little something extra.

You watched 23 different Celtics teams play day in and day out. When did you start bleeding green?

I grew up in the Boston area as a big Celtic fan, but I have to tell you I think it's important to leave that behind when you take on the job of covering a team. I believe it would be hard for people to fully trust my work if they thought I wasn't objective. I bleed basketball. I am a fan of the game -- not always the NBA, but the game. There are great things in basketball -- toughness. artistry, intellect -- though sometimes people with agendas get in the way. I don't want to be one of those people.

You were one of the few sportswriters in Boston to cut Ainge some slack, while many went hard at him. What was the reason why you were quite confident he would have delivered?

I used to talk about basketball a lot with Danny when he was on the Celtics, and we continued to do so after he was traded and even when he retired. So I knew how he would like to build a team and I knew that he wasn't entirely out of his mind. But I was never completely confident that he'd be able to put together the team of his dreams because that would require the right trades being available. There are so many moves that don't get made for so many reasons, both logical and insane. The truth is that even a great general manager needs the agreement of others to make the right moves. If the Warriors didn't give up Robert Parish and the pick that became Kevin McHale for Joe Barry Carroll, would the Celtics have had the same success in the 1980s?

Back to the team: you wrote that in James Posey's absence Tony Allen is the one who has to step up his game and deliver.

Well, my impressions as we begin 2009 are that the Celtics are very much in the championship discussion. But they still have a great deal of work to do, as was evident from their 1-3 west coast trip. It looks like the Celts are badly missing James Posey from the bench, and they are still trying to get a veteran presence inside like P.J. Brown -- if not P.J. himself (despite his claim that he's retired for good this time). Tony Allen still has to step up. He has his good nights, but the team desperately needs him to be consistent.

In an off-the-record survey the Italian Celtics Pride staff indicated Steve Bulpett as the source we'd rather read if we want reliable stuff.

Wow, I am totally flattered and humbled by that. Thank you very much... My advice would be to keep drinking the brand of vino that makes you think this way.

One last question: should you place a bet on these Celtics to repeat as World Champions, what would be your odds?

I would say right now the Celtics are probably even with the Lakers, Cleveland and maybe even San Antonio in the race for the title.

Commenti (19)add comment

Alberto ha scritto:

  Bellissimo Fabio davvero.
Si può tranquillamente dire che Steve è il Bird della carta stampata.
Certo che con un intervista di questo calibro la mia domanda sorge spontanea:
A quando un ICP come rivista quindicinale? Io adoro leggere su Internet però amo di più la lettura di un libro, rivista, fumetto, giornale e quant'altro possa tenere tra le mani o sotto il braccio quando vado in giro per Arezzo.
Grazie ICP per questi momenti.
commento inserito alle 09:47 del 06 gennaio 2009

Angelo ha scritto:

  Intervista "di peso" che diversifica ulteriormente l'offerta di ICP: tra recap, rubriche, editoriali e quant'altro ci voleva anche questo.

Mi sono rotto le balle di fare i complimenti a quell'Anderle lì...

smilies/grin.gif

commento inserito alle 10:09 del 06 gennaio 2009

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Gran bel colpo del nostro Fabio, non è vero ragazzi ?

Lo ammetto candidamente, Steve è quello che leggo più volentieri, è preciso, essenziale, ben informato, mai sopra le righe, ma da parerei non richiesti, insomma se devi andare a sapere qualcosa sui Celtics si bussa da lui. Quando la mattina accendo il palmare faccio come lui, vado subito a leggere un articolo sui Celtics, solo che l'articolo è il suo.

Mi piace molto pure la discrezionalità con cui si muove in un ambiente di squali, e soprattutto la credibilità che gode all'interno dei Celtics, perchè a volte mi sembra l'addetto stampa dei Celtics, ossia le primizie più importanti passano da lui, com non casualmente l'annuncio dell'ufficialità della trade di Garnett.

Unica richiesta se Fabio può inoltrargliela, suggerire al Boston Herald di creare un feed rss solo per i Celtics, perchè ad oggi ce ne è solo uno per il giornale intero ed è un vero marasma trovarci gli articoli per i verdi.

Un grazie di cuore a Steve per l'intervista rilasciata.
commento inserito alle 10:22 del 06 gennaio 2009

Cristhianbasket ha scritto:

  Complimenti! Bella intervista! Grazie di avermi fatto conoscere il Pellegatti dei Celtics!
commento inserito alle 10:41 del 06 gennaio 2009

GregKite ha scritto:

  Fabio, come sempre, sei un fenomeno.

Senza offesa per nessuno, il vero valore aggiunto.
commento inserito alle 10:42 del 06 gennaio 2009

giu_se_ppe61 ha scritto:

  complimenti per la bella iniziativa ed ancora di più per aver messo la traduzione. Idee come questa fanno fare al sito un grande salto di qualità.
commento inserito alle 10:44 del 06 gennaio 2009

Angelo ha scritto:

 
Grazie di avermi fatto conoscere il Pellegatti dei Celtics! (Christianbasket)


SACRILEGIO!!! (detto con la voce di Pdor, figlio di Khmer...ecc...ec)

smilies/grin.gif
commento inserito alle 10:48 del 06 gennaio 2009

calabrone66 ha scritto:

 
Fabio, come sempre sei un fenomeno.senza offesa per nessuno, il vero valore aggiunto


perchè qualcuno dovrebbe offendersi? la verità non dovrebbe mai offendere nessuno.
Grande Fabio.. grande davvero e grazie.
commento inserito alle 13:11 del 06 gennaio 2009

calabrone66 ha scritto:

  come spesso avviene in questo tipo di interviste, ciò che colpisce di più è l disponibilità del personaggio...
è proprio vero...il garbo è la dote dei grandi...di superbia è piena la bocca degli ignoranti.
grazie ancora Fabio.
commento inserito alle 13:14 del 06 gennaio 2009

celticsman ha scritto:

  Bellissima intervista. e di ottimo valore. grande Fab. ICP è senza rivali qui in italia... smilies/grin.gif
commento inserito alle 13:45 del 06 gennaio 2009

Jerome ha scritto:

  Fabio grandioso come sempre, ed un plauso anche per la traduzione italiana poichè c'è ancora qualche somarello che l'inglese lo mastica maluccio, come il sottoscritto, Grazie mille smilies/wink.gif e viva il Blackberry
commento inserito alle 14:15 del 06 gennaio 2009

Christian Spazian ha scritto:

  Dall'intervista traspare molto la sua umiltà, è importante esserlo per continuare a lavorare bene, qualunque lavoro si faccia.
commento inserito alle 14:32 del 06 gennaio 2009

Jerome ha scritto:

  Scusate piccolo o.t.: 'Ci servono un paio di rinforzi,non li sto chiedendo,se mi dicessero che finiremo la stagione con questi effettivi,non mi lamenterei certo,ma allo stesso tempo se arrivasseroun esterno ed un lungo,non sarei dispiaciuto' firmato DOC RIVERS
commento inserito alle 14:33 del 06 gennaio 2009

Michele Pulcini ha scritto:

  Io credo che forse a qualcuno possa sfuggire che Bulpett è ben'altro che un Pellegatti qualsiasi, lui segue da 26 anni i C's, in casa e in trasferta, per 82 partite l'anno e, quindi, conosce molto bene tanti aspetti della vita della squadra.

Ho avuto l'occasione, tramite Fabio, di conoscerlo a Roma e ricordiamo benissimo un caffè preso al baretto vicino al campo di allenamento con lui e Gorman (ovvio, abbiamo pagato noi) ed era di una simpatia e disponibilità assoluta, con un abbigliamento molto criticabile, da vero turista americano.

Fabio ha avuto la costanza, la capacità e la bravura di restare in contatto con lui, ma Bulpett ha evidentemente riconosciuto a Fabio quella competenza in materia Celtica e quel modo di fare per nulla invadente che gli fanno ritenere il rapporto da coltivare nonostante i tanti impegni lavorativi con la squadra.

Tra quanto ha detto a Fabio, voglio sottolineare il giudizio sul lavoro di Ainge: è proprio vero che solo conoscendo a fondo le persone si riesce a capirle bene e che i giudizi dall'esterno sono sempre a rischio.
commento inserito alle 14:34 del 06 gennaio 2009

Fish ha scritto:

  ICP è sempre un passo avanti. Grazie!!!
commento inserito alle 14:41 del 06 gennaio 2009

Shamrock ha scritto:

  Oggi sono arrivati i Re Magi ed uno di loro ha assunto le sembianza di Fabio Anderle..quest'intervista e' proprio un gran bel regalo per tutti i celtici italiani. Grazie Legend! smilies/smiley.gif
commento inserito alle 16:12 del 06 gennaio 2009

Andrea Del Vanga ha scritto:

  Bella e interessante intervista.

Orgoglioso di far parte di questa comunita' di malati celtici, sempre piu' nota anche al di la' dell'oceano smilies/grin.gif
commento inserito alle 17:55 del 06 gennaio 2009

Pazzi ha scritto:

  E' piacere seguire questo sito. Complimenti per lo sforzo titanico che fate ogni giorno che Dio manda in terra per informare noi, beatamente condanati ad osannare il Trifoglio. Complimenti per l'intervista, sopratutto tenendo conto della caratura del personaggio in questione. Mi pare però che l'intervista sia fuori focus circa gli argomenti caldi che attanagliano i Celtics. Insomma, viene fuori la falla creata dala partenza di Posey, ma non ci sono domande mirate sulle probabile prossime scelte di mercato del Santone Ainge. Avrei preferito un'intervista meno auto-referenziale (i complimentoni fatti al giornalista americano potevano rimanere in privato)e più centrata sui temi attuali, tanto più che i Boston devono forzatamente andare sul mercato per trovare quel cent per fare il Dollarone. Sarebbe stato interessante chiedere al giornalista USA che ne pensava delle nostre dirette contender, vedi Lakers (che mi pare abbiano molta più scelta di noi tra i lunghi e una buona panchina), i Cavaliers (che reputo al di sotto di noi) e i freschi Portland (bella squadra, mina vagante nei momenti caldi della stagione). Rimane comunque un piacere leggervi.
commento inserito alle 18:25 del 06 gennaio 2009

Legend ha scritto:

  Ringrazio per i complimenti, e rispondo volentieri anche alle critiche espresse in maniera gentile e costruttiva:

Mi pare però che l'intervista sia fuori focus circa gli argomenti caldi che attanagliano i Celtics.


Le domande sono state inoltrate più di un mese fa. Steve, al seguito dei Celtics sulla costa occidentale, ha trovato il tempo per rispondere solo di ritorno dalla trasferta. Anche se in ritardo, consideriamo che è un professionista, che viene pagato per scrivere e che ha speso comunque il suo tempo per noi gratuitamente. Non è poco.

Trovo comunque che l'intervista non sia "fuori focus", perchè vi si accenna sia alle squadre favorite che alla necessità di rinforzi.

In quanto ai complimenti, in realtà non sono stati fatti a lui direttamente, ma fanno parte del cappello introduttivo aggiunto in seguito (tant'è vero che nella versione in inglese non sono presenti). Siccome da intervistatore reputavo corretto esprimere la mia opinione su Bulpett, mi sono permesso di farla presente ai lettori.
commento inserito alle 20:32 del 06 gennaio 2009

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