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Il leggendario Walter Brown, fondatore dei Boston
Celtics, diceva che mai e poi mai avrebbe immaginato che la sua
franchigia potesse fare a meno di lui: ma la primavera del 1956 era una
di quelle che cambiano il destino di molti uomini.
Ed Macauley era arrivato in Massachusetts nel 1950, insieme a Bob Cousy:
i due propiziarono il primo record positivo (39 vinte e 30 perse)
nella
storia dei Green e in pratica gettarono le basi su cui sarebbe stata
edificata la Prima Dinastia. Il centro-ala da Saint Louis University,
del resto, aveva vinto il più prestigioso torneo universitario
nazionale dell’epoca, il NIT, per approdare nei professionisti tra le
file dei Bombers e quindi vestire la casacca biancoverde.
A
Boston, Ed visse sei stagioni molto intense: la squadra non era ancora
da titolo, e proprio nella fatal primavera del 1956 fu chiaro che lo
sarebbe diventata solo grazie a un crack come Bill Russell,
l’eroe di University of San Francisco. In ordine di draft, sarebbero
dovuti essere i Rochester Royals a sceglierlo, ma la cifra di 25.000
dollari da spendere per l’ingaggio venne ritenuta eccessiva.
La parola passò ai St.Louis Hawks, che intavolarono subito una trattativa: Macauley e Hagan avrebbero dovuto lasciare Boston e in cambio Red Auerbach
avrebbe avuto via libera per firmare Russell, che peraltro sarebbe
stato disponibile solo a stagione iniziata, per via dei suoi impegni
olimpici. Dodici mesi dopo, la vittoria dei Celtics in finale, proprio
a spese degli Hawks, dimostrò che la mossa del general manager
newyorkese era stata azzeccata, dopo tutto.
Il resto è
storia, anche se Macauley conquistò il titolo Nba l’anno dopo con i
suoi Hawks: raro esempio di propheta in patria, Ed era nativo di St.
Louis e proprio nella sua città ottenne i risultati più importanti di
una carriera che durò 10 stagioni e al termine della quale (1960) venne
incluso nella Hall of Fame, quando ormai era già divenuto allenatore
degli Hawks. Fu un’esperienza breve e senza risultati di rilievo.
Macauley
era stato fondamentale nel dare ai Celtics una dimensione nuova, dopo i
primi incerti passi della franchigia mondo del basket pro.
Senza
di lui – è da riconoscere – Russell non sarebbe mai arrivato a Boston:
il numero 6 era di un altro pianeta, senza eguali se non in
Chamberlain, ma il ragazzo del Missouri era appena un gradino al di
sotto. Appena uno.
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