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Havlicek stole the hug PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
martedì 16 dicembre 2008
I momenti che hanno dato ai Celtics dignità e blasone di franchigia più importante nella storia dell’NBA sono decine e decine. Spesso non c’è stata una telecamera ad immortalarli...

I momenti che hanno dato ai Celtics dignità e blasone di franchigia più importante nella storia dell’NBA sono decine e decine. Spesso non c’è stata una telecamera ad immortalarli: la scelta di Chuck Cooper, il mutuo acceso sulla casa da Walter Brown pur di non chiudere i battenti, l’organizzazione del primo All Star Game, il primo quintetto base afroamericano ed il primo coach nero sono solo alcuni degli istanti pregni di significati sportivi e sociali. Poi ci sono le giocate storiche: canestri all’ultimo secondo, rimonte mozzafiato, vittorie larghe e tiri fortunati, tutti episodi che sono impressi nella memoria sportiva dei tifosi in maniera indelebile. Boston ha anche una storia di palle decisive rubate agli avversari: quella di Havlicek nel 1965 è la più famosa, ma ad essa vanno aggiunte quelle di Bird ai Pistons nel 1987, di Henderson e Parish ai Lakers nel 1984, di Posey ancora ai Pistons nel 2008. Ed è proprio soffermandomi su una di queste “steals” che un’immagine leggermente sfocata mi ha colpito, regalandomi emozioni nuove e confermando una volta di più che “Celtics Pride” ed “Ubuntu” sono espressioni ricche di significati, la definizione di qualcosa di profondo.

E torniamo dunque a quel 15 aprile 1965, che ai tifosi biancoverdi più attenti richiama immediatamente alla memoria un gesto sportivo di incommensurabile bellezza. Boston Garden, settima partita della serie tra Boston e Philadelphia: mancano quattro secondi al termine, i Celtics conducono per 110 a 109 ed hanno la possibilità di mettere in gioco il pallone da sotto canestro e di “uccidere” il cronometro. Bill Russell prende la “spicchia”: ha gestito decine di rimesse decisive, e non ha mai sbagliato un passaggio importante. Questa volta, però, qualcosa va storto. Il numero 6 vede uno spiraglio, alza un passaggio che va ad incocciare sui cavi di sostegno del canestro, e regala la rimessa agli avversari. Timeout immediato, e mentre i Sixers studiano il modo di segnare un canestro, vincere la partita ed aggiudicarsi la serie, il capitano si scusa coi compagni chiedendo loro aiuto. Sam Jones, “Satch” Sanders, John Havlicek e K.C. Jones si scambiano una rapida occhiata. Sanno bene che Bill ha guidato i Celtics a sette titoli negli ultimi otto anni portandosi la maggior parte del peso sulle spalle, e che è arrivato il momento di salvarlo da una possibile “onta sportiva”.

Mentre le squadre rientrano in campo, i tifosi del Garden sono sotto shock: una serie di sette partite buttata via in quel modo, a quattro secondi dalla fine? Non è possibile. I Sixers, dal canto loro, hanno buone probabilità di segnare. Hal Greer e Chet Walker sono ottimi tiratori, e se il gigantesco Wilt Chamberlain sovrasta Bill Russell di circa 10 centimetri, il “mismatch” tra l’enorme Johnny Kerr e K.C. Jones è ancora più stordente: 23 centimetri! Greer prende la palla mentre Russell si para davanti al “Grande Affondatore” per negargli ricezione e schiacciata, e K.C. tiene botta sul lungo avversario diretto. Scorrono uno, due, tre secondi ed un lampo passa nella mente di Havlicek: “Greer è in difficoltà”. Legge perfettamente il lungo “lob” che il Sixer disegna verso Chet Walker, e…...

Johnny Most battezza uno dei più famosi frammenti di “play-by-play” della storia dello sport: “He  gets it out deep and Havlicek steals it! Over to Sam Jones! Havlicek stole the ball! It's all over!”

Tutti abbiamo assaporato quel momento decine e decine di volte, quelle immagini in bianco e nero leggermente sgranate dalle grandi lenti della telecamera Norelco. Ed anch’io l’ho gustato e rigustato finchè dall’emozione iniziale ero passato quasi all’indifferenza, come il tormentone musicale dell’estate o gli spot dell’NBA che all’inizio ti coinvolgono e poi ti annoiano. Ma qualche sera fa, mentre spulciavo i miei DVD mi sono fermato su quello con le biografie di alcuni Celtics del passato, ed ho deciso di riguardarmi quella di Russell. Subito mi ha colpito un particolare che non avevo mai notato. O meglio, forse l’avevo pure registrato in qualche angolo del cervello, ma non gli avevo mai dato il peso che avrebbe meritato.

Nel filmato, subito dopo la palla “deviata” da Havlicek (che Johnny Most fece diventare “rubata”), Sam Jones palleggia, la gara finisce e la folla di tifosi tracima dalle tribune invadendo il “parquet incrociato”. La marea travolge tutti mentre i Sixers sconsolatamente si avviano verso gli spogliatoio, e trova in Havlicek l’oggetto del proprio culto. Il numero 17 viene issato in trionfo dai fan ed esulta godendosi il momento, finchè dal lato destro dello schermo Bill Russell comincia a fendere il fiume impetuoso nel tentativo di avvicinarsi al compagno. “Hondo” si accorge che il capitano lo sta cercando, si volge verso di lui e mentre è ancora appeso in alto come un “banner umano”, allunga il braccio a trovare Russell. E’ uno strano scambio tra due individui non abituati a smancerie: una specie di carezza, o di stretta di mano, o di abbraccio a distanza. Quel gesto è il grazie di William Felton a John J., a rinnovare un legame che li ha portati al successo e continuerà a portarli alla vittoria per un altro lustro. E’ un gesto di affetto, un abbraccio rubato ad una città in cui le tensioni razziali covano nell’ombra. Quel momento condiviso da un bianco ed un afroamericano poteva sembrare qualcosa di unico, ma in realtà ai Celtics era la regola già da 15 anni. “Bones” McKinney, “southerner” dal North Carolina, aveva chiesto di poter affiancare il primo nero scelto nell’NBA, Chuck Cooper, nei suoi primi mesi di basket professionistico, e Walter Brown e Red Auerbach avevano sempre vigilato che ai Celtics il discorso sul colore non riguardasse il bianco o il nero ma solo il verde.

hondo_and_russ.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eppure trovare in quella vecchia pellicola il nonno di quello che oggi chiamiamo “Ubuntu” mi ha fatto una certa impressione. Certo, Tom Heinsohn, Frank Ramsey, Bob Cousy e tutti gli altri Celtics quando vengono intervistati continuano a ripetere parole come “famiglia”, “fratellanza”, “Pride”, ma una cosa è sentirne parlare da campioni che lo zucchero degli anni potrebbe aver spinto ad idealizzare quei fantastici momenti “when we were young”, un altro è vederlo lì davanti ai tuoi occhi.

Ubuntu: “io sono ciò che sono perché tu sei ciò che sei”. Russell ed Havlicek.
Ubuntu: “rispetta i tuoi anziani perché anche tu un giorno sarai anziano”. I campioni del passato alla cerimonia di consegna degli anelli 2008.
Ubuntu: “scopro le mie qualità grazie a chi mi sta vicino”. Paul Pierce MVP dei playoffs.
Ubuntu: “entrambi facciamo parte di qualcosa di più grande che coinvolge anche chi è stato qui prima di noi”. Kevin Garnett e Bill Russell dopo il titolo 2008.

fil42967bis.jpgAbbiamo sempre saputo che il “Pride”, o “Ubuntu”, o “Celtics Mystique” erano marchi di fabbrica unici, copiati ed invidiati da tutti. Abbiamo sempre saputo che per conquistare un titolo non bastano degli atleti ma ci vogliono degli uomini, e che per vincere spesso si deve sacrificare qualcosa di proprio per il bene comune. Eppure dopo gli anni ’90 dominati dal magnifico solista di nome Michael Jeffery Jordan e l’inizio del Ventunesimo Secolo segnato dalle vittorie dei nemici-amici Kobe Bryant e Shaquille O’Neal, vedere una NBA in cui torna ad affermarsi il concetto di squadra è qualcosa che apre il cuore.

Ecco perché un abbraccio sfocato in una pellicola di oltre quarant’anni fa oggi assume un sapore particolare: non è più un evento nascosto nei meandri di un passato irripetibile, ma qualcosa che si perpetua in una sorta di rito pagano che, passi un anno o ne passino venti, alla fine vedrà i Boston Celtics vincere insieme dove altri non sanno farlo.

Commenti (18)add comment

Angelo ha scritto:

  embè...


Colpo basso Fabio, mi parti con il mio Celtic preferito (quello con il 17), mi metti quella foto in bianco e nero, mi parti di Ubuntu e tutto con la consueta maestria...

Satanasso...
commento inserito alle 23:25 del 16 dicembre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Satanasso... (Angelo)


Super OT : anche tu appassionato di Aquila della notte ?
commento inserito alle 23:28 del 16 dicembre 2008

Angelo ha scritto:

  Assolutamente smilies/grin.gif smilies/grin.gif smilies/grin.gif

...anche se, purtroppo, ormai non leggo un fumetto da secoli, visti i milioni di impegni lavorativo/famigliare/varie ed eventuali...
commento inserito alle 23:36 del 16 dicembre 2008

celticsman ha scritto:

  PEZZO BELLISSIMO. HO I BRIVIDI per l'emozione. Questo vuol dire essere un Celtics... ma anche oltre... è un discorso ancora più profondo, vasto, umano... grazie Fabio.
Sono fiero di far parte di ICP! grazie a tutti! Tutti! TUTTI!
commento inserito alle 00:09 del 17 dicembre 2008

calabrone66 ha scritto:

  beh fabio.. cosa dire. questo è davvero un colpo basso.è come se mi avessi mostrato la foto in bianco e nero di una donna che ho amato profondamente tanti anni fa.una donna che fingi di dimenticare, ma che ti provoca un tuffo al cuore ogni qual volta ne senti parlare e ogni volta che te ne mostrano un'immagine, seppur sfocata come quella del 1965. per questo amo questa squadra.. per questo sono e sarò sempre A CELTIC MAN.
grazie a te e a tutti voi che mi fate sentire ancora più orgoglioso di appartenere a questa leggendaria famiglia.
GO CELTICS
commento inserito alle 00:33 del 17 dicembre 2008

Shamrock ha scritto:

  ...che dire di fronte all'ennesima dimostrazione di sacrale omniscienza condita da verde passione da parte di Master Legend...grande Fabio! Hai detto tutto e non serve aggiungere altro se non augurarci che queste perle di "Celticismo" abbiano un seguito nell'infinita storia della nostra mitica franchigia.
GO CELTICS GO!!!
commento inserito alle 13:18 del 17 dicembre 2008

Movy Apicella ha scritto:

  GRAZIE Fabio.
commento inserito alle 13:32 del 17 dicembre 2008

tiber48 ha scritto:

  Bellissimo caro ricordo.
Senza Johnny Most, Hondo e Bill, non ci sarebbe mai stata la leggenda dei Celtics. Filmato rivisto centinaia di volte, ma sempre emozionante.
Tempo della giovinezza. 11 titoli su 17 con Russell. Aspetto il giorno dei 22 titoli. Non per niente abbiamo atteso 22 anni per il 17.
commento inserito alle 14:08 del 17 dicembre 2008

Larry33 ha scritto:

  Grande Fabio, davvero un enciclopedia Celtica...ne avevamo parlato a TV, ma leggere il tuo pezzo mi mette i brividi...complimentissimi..
commento inserito alle 15:03 del 17 dicembre 2008

Legend ha scritto:

  No, grazie a voi.
Un particolare "high five" a Michele, che involontariamente mi ha messo in testa l'idea di scrivere questo pezzo dopo una bellissima chiacchierata al telefono.
commento inserito alle 15:07 del 17 dicembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Davvero? smilies/cool.gif

A questo punto devo ammettere che il tuo racconto mi ha commosso, vecchio mio.
commento inserito alle 15:24 del 17 dicembre 2008

GregKite ha scritto:

  ICP è speciale, e questo è un fatto.

Ci sono le analisi delle partite, spesso fatte in diretta a notte inoltrata.

Ci sono le news più aggiornate in assoluto di tutto il panorama celtico.

Ci sono discussioni tecniche alle quali non è neppure necessario partecipare tanto sono interessanti.

E poi ci sono robe come questa di Fabio che mi fanno venir voglia di trasferirmi in Friuli in una casa con caminetto (e lettore dvd).

commento inserito alle 16:53 del 17 dicembre 2008

Larry33 ha scritto:

  "High five" ricevuto e ricambiato, Fabio, vera enciclopedia celtica....
commento inserito alle 17:19 del 17 dicembre 2008

Shamrock ha scritto:

  ...qui c'e' "un Michele" che sta rubando un high five all'altro... smilies/grin.gif
Fabio, che potere, fanno a gara per i tuoi "cinque"!
A "quello che non e'" gli rifili una gomitata ora? smilies/grin.gif
commento inserito alle 18:04 del 17 dicembre 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Bellissimo pezzo che racconta uno delle migliaia di risvolti della storia Celtica.

In effetti pensare al compagno di squadra in mezzo alle celebrazioni non è per nulla facile, ed il suo gesto dimostra che prima c'è la squadra, poi i singoli.
commento inserito alle 20:35 del 17 dicembre 2008

Bird ha scritto:

  Mi accodo con i complimenti, anzi ogni tuo pezzo e' come se si aspettasse il giorno dell'uscita in edicola della rivista preferita, piu' la leggi, piu' ti coinvolge e piu' ti vien voglia di leggerla, poi queste storie le sai solo tu e qualche familiare dei giocatori....
commento inserito alle 21:13 del 17 dicembre 2008

Legend ha scritto:

  Sam, entrambi i Michele sono belle persone: con Michele da Roma ho condiviso una delle più belle esperienze cestistiche della mia vita ed ho trovato un "alter ego" sui sette colli, mentre Michele da Raveo è una scoperta recente, eppure ha già dimostrato di essere uno "vero". Come potrei dare "high five" solo ad uno dei due?
Ecco perciò che li saluto entrambi, anzi, a tutti quelli che mi hanno fatto i complimenti un "chest bump", una "panzata" come quelle che si scambiano i Celtics durante la presentazione pre-partita...
commento inserito alle 23:55 del 17 dicembre 2008

Shamrock ha scritto:

  Grande Fabio, per la risposta "ubunteggiante" smilies/grin.gif
Mi unisco volentieri alle "panzate" virtuali con tutti i Michele e non della famiglia celtica!
commento inserito alle 11:49 del 18 dicembre 2008

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