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Palla a spicchi o mazza e guantone? Come Chuck Cooper poco prima e Danny Ainge
molto dopo, anche Bill Sharman si è trovato di fronte a questo dilemma.
Per il bene del Gioco, anche il numero 21 dei Celtics avrebbe optato
per la prima.
Il resto, come si dice, è storia: scelto al
Draft del 1950 dai Washington Capitols, la guardia nata nel 1926 ad
Abilene (Texas) ma cresciuta nei dintorni di Porterville (California),
arrivò a Boston l’anno dopo e sarebbe diventato una colonna portante
dei Celtics pre-Russell. Una squadra composta da giocatori come Cousy e Macauley,
potente in attacco ma fragile in difesa, protagonista comunque di
ottime stagioni fino all’arrivo, nel 1957, del center da USF.
Sharman
è uno shooting-guard che per quattro stagioni consecutive mette 20
punti a partita, mentre Cousy scodella dai 7.5 agli 8 assist a serata:
difficile anche immaginare un altro back-court di così elevato spessore
tecnico e tattico. Bill fa in tempo a conquistare quattro titoli Nba,
di cui tre consecutivi, prima di lasciare il parquet e iniziare, nel
1966, una carriera di allenatore che gli varrà la Hall of Fame nel 2004
(lo Sharman giocatore era entrato nel Tempio già nel 1976, peraltro).
L’esordio
in panchina avviene sotto le insegne dei San Francisco Warriors: la
squadra californiana va dritta alle Finali Nba, dove però si arrende ai
76ers di Chamberlain e Hal Greer;
nella stagione successiva i Warriors si arrendono ai Los Angeles Lakers
nelle finali di Conference e Sharman cede alle lusinghe dei L.A. Stars,
che però militano nella Aba.
Dopo una stagione di rodaggio
nella lega rivale della Nba, Sharman guida gli Stars alle finali contro
gli Indiana Pacers, che però risolvono la pratica a loro favore dopo
sei partite.
La franchigia si trasferisce in Utah, e Bill non
molla la presa: a ragione, perché gli Stars si laureeranno campioni Aba
solo un anno dopo, battendo alle finali dell’Ovest i Pacers e vincendo
in gara 7 la serie decisiva contro i Kentucky Colonels, guidati da un
centro-ala di nome Dan Issel.
Ma non è
finita. Sharman torna a Los Angeles, alle dipendenze dei Lakers, e
mette a segno il capolavoro della sua carriera da head coach: guidati
in campo da Wilt Chamberlain, i gialloviola vincono 69 partite in
regular season e dominano ai play-off, infliggendo una dura lezione ai
Knicks alle Finali.
È un 4-1 nella serie che non ammette
repliche: quando le due squadre si ritrovano di fronte per contendersi
il titolo, un anno dopo, Frazier e compagni si vendicheranno ampiamente dell’affronto subito.
Il
magic-moment dei Lakers è finito: Chamberlain si ritira e Sharman
rimarrà altri tre anni sulla prestigiosa panchina di Los Angeles, senza
risultati degni di rilievo. Non senza notare con soddisfazione, c’è da
giurarlo, che i ‘suoi’ Celtics sono nel frattempo tornati sul tetto del
mondo.
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