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#19 Don Nelson PDF Stampa E-mail
Scritto da Giampaolo Scaglione   
venerd́ 13 luglio 2007
Ventotto stagioni in panchina, senza mai conquistare un titolo, anche se, nella graduatoria dei coach che hanno vinto di più. Don Nelson è secondo soltanto a Lenny Wilkens e davanti a mostri sacri come Phil Jackson e Larry Brown.

È vero: il sessantasettenne da Muskegon, Michigan, raramente ha avuto tra le mani la squadra giusta per aspirare all’Anello, e quando l’ha avuta (i Bucks del 1980 e i Mavericks del 2002: squadre che in regular season fecero entrambe 60 vinte e 22 perse) in circolazione c’era qualcuno più forte.

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Ma Don allena ancora. Dirige da par suo i Golden State Warriors, che lo ebbero alle loro dipendenze già dal 1988 al 1994: è da notare, peraltro, che l’ex allenatore di Milwaukee e Dallas si è seduto su quattro diverse panchine in 28 anni di carriera. Il dato vada a riprova della sua autorevolezza e affidabilità. O del fatto che, a stare in panchina come si deve, Don Nelson si era abituato da giocatore.

Insieme a John Havlicek, infatti, ha vissuto l’era-Russell, per poi trionfare a metà degli anni Settanta: un classico sixth man, in un una Lega che stava assumendo le sembianze attuali.


Il numero 19 dei Celtics è più che una promessa, da giocatore di college: è due volte All-American, e ha statistiche di tutto riguardo (21.1 punti e 10.9 rimbalzi in media in tre stagioni a Iowa). Nel 1962, il ventiduenne del Michigan approda a Chicago: gli Zephyris sono guidati da un asso come Walt Bellamy, ma il loro ruolino di marcia non è esaltante. Nella stagione seguente, la franchigia cambierà nome e città, ma Don Nelson sarà già volato sulla West Coast, destinazione Los Angeles Lakers: due stagioni sotto tono (nella seconda gioca in media 6.1 minuti a partita), il taglio e la firma per i Celtics.

Le sue statistiche decollano, e l’esterno da Iowa vincerà tre titoli in quattro anni: Boston è già una squadra leggendaria, e Don Nelson non stenta a mettersi in luce.

L’incantesimo si spezza all’alba degli anni Settanta: Russell si ritira e non c’è un sostituto all’altezza. I Green non si qualificano per i play-off 1970, ma dal Draft arriverà l’erede designato del numero 6, Dave Cowens.

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Le franchigie del momento sono Milwaukee, New York e Los Angeles: sono le tre squadre che, tra il 1969 e il 1973, vincono il titolo. Nel 1974, però, Boston torna in vetta, bissando il successo nel 1976: Don è un punto fermo nella squadra di Heinsohn, che ha ragione di una concorrenza molto agguerrita a dispetto dell’anagrafe non più verde della maggior parte dei suoi condottieri.


Proprio nel 1976, il numero 19 lascia il basket giocato per diventare lo head coach dei Milwaukee Bucks: nella stagione 1980-81, la franchigia del Wisconsin vince 60 partite su 82 ma sarà eliminata alle semifinali di Conference dei play-off da Philadelphia.

Erving e soci estrometteranno i Bucks dalla corsa al titolo anche l’anno dopo, mentre, nella post-season 1983, Don Nelson guida Milwaukee alla grande impresa: battere i Celtics per accedere alle finali dell’Est. Sarà addirittura un trionfo: un secco 4-0 ai danni di Larry Bird e soci. Ma i 76ers sono in agguato e non faranno sconti: batteranno anche stavolta Moncrief e soci e andranno a vincere il titolo, a spese dei L.A. Lakers.

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